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Plastica nel Mediterraneo

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inquinamento mare plastica

 

“Che il Mediterraneo sia

quella nave che va da sola

tutta musica e tutta vele

su quell'onda dove si vola

tra la scienza e la leggenda

del flamenco e della taranta

e fra l'algebra e la magia

nella scia di quei marinai

e quell'onda che non smette mai

che il Mediterraneo sia […]” 

Il Mediterraneo, distesa fertile e azzurra della quale siamo tutti figli. Ma se Bennato l’ha celebrato nella sua canzone, l’uomo lo sta distruggendo. Paradossalmente, quello stesso progresso che nutre ammazza.

Il Mar Mediterraneo, storica culla di civiltà, patrimonio di natura, storie e tradizioni, è ad oggi uno dei mari più inquinati al mondo. La causa di tale stato è da ricercarsi solo ed esclusivamente nella plastica, di cui esso risulta essere pieno. 

La maggior parte della plastica prodotta e utilizzata non è biodegradabile ed è per tale motivo che tende a permanere nell’ambiente per anni e anni, intasandolo e opprimendolo. È così che il Mar Mediterraneo, come tante altre distese d’acqua al mondo, appare come il contenuto di un’enorme sacchetto di plastica. Non solo il mare. Con esso anche centinaia di pesci rimangono vittime di questa trappola. 

Sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo pare esser presente il 95% di plastica sotto forma di rifiuto. L’Italia, certamente, non è l’unico Stato a produrne e disfarsene in modo errato. La maggior parte della plastica gettata nel Mar Mediterraneo, infatti, proviene da Egitto, Turchia, Spagna e Francia. 

La situazione non è sicuramente delle più rosee, soprattutto sapendo che l’Europa è il secondo maggiore produttore di plastica al mondo e che, di certo, non si fermerà adesso. Ogni anno le quantità di micro e macroplastiche che si riversano in mare sono spaventose, oltre che gravemente dannose per l’intero ecosistema. Come ogni circolo vitale che si rispetti a risentirne sono tutti: l’ambiente, l’uomo, le specie animali e chiunque ne ruoti intorno. Senza mai metter fine a questo circolo vizioso di morte e distruzione.

La plastica è una sostanza organica artificiale prodotta utilizzando materiali come petrolio e gas. La maggiore pericolosità risiede nel suo essere indistruttibile e pertanto, poiché ampiamente utilizzata, destinata ad accumularsi nel mondo per centinaia di anni. Solo un terzo di quella prodotta viene oggi regolarmente riciclata. 

Quello che l’uomo crea e poi distrugge può però ancora essere salvato. È questa la migliore notizia in circolazione e per nulla utopica. Il Mediterraneo, così come ogni mare e terra, si può ancora ripulire. Inoltre, si può ridurre la produzione di questo tipo di plastica in favore di una 100% naturale e biodegradabile. Una valida alternativa in questo è la plastica prodotta con cellulosa e amido di mais. Basta solo l’impegno, la collaborazione e soprattutto l’amore e il rispetto di chiunque verso questo mondo che ci ospita. 

Sono davvero piccoli i passi da compiere un poco alla volta a livello mondiale: 
- per iniziare è fondamentale raggiungere la produzione e l’utilizzo di plastica 100% riciclabile entro il 2030.

  • Entro il 2025 eliminare del tutto imballaggi e microplastiche per prodotti di ogni natura. Insieme attuare divieti e sanzioni per chi trasgredisce. 

  • Mettere in pratica al massimo e al meglio la raccolta differenziata dei rifiuti attraverso un sistema efficiente e integrato. La raccolta differenziata è bene che diventi un obbligo per tutti, oltre che una forte spinta proveniente dalla propria coscienza. 

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